Corriere Fiorentino

(16 ottobre 2016)

Dal palcoscenico (del Teatro dell’Opera di Firenze) alla stampa (fotografica), servendosi di una strumentazione smart (e impugnando prima il suo cellulare, poi la sua reflex) e sperimentando anche una dimensione social (su Twitter). È la sintesi del progetto «Opera Off Stage»: la mostrafirmata da Stefano Trojani – informatico di professione, fotografo per passione -, che rimarrà esposta nella libreria Brac di Firenze fino al 31 ottobre (tutti i giorni, dalle 12 alle 24). Non si tratta di un’esposizione fotografica tout court, però, ma di una mostra orizzontale: le stampe, infatti, si trovano sulle tovagliette del locale (in via de’ Vagellai 18r), pronte per accogliere piatti caldi e bevande. Ma non è l’unica particolarità dell’installazione. Gli scatti, infatti, sono stati effettuati da una posizione privilegiata: il backstage del Teatro del Maggio musicale fiorentino, durante la stagione 2015-2016, quando sono andati in scena (tra gli altri spettacoli) anche «Il Barbiere di Siviglia»,«Candide», «Così fan tutte»,«La Traviata», «Le Braci», «Pelleas et Melisande» e «Suor Angelica». E Stefano Trojani era lì per documentarli non (solo) con un reportage fotografico, ma con una diretta twitter, in veste di inviato di #neverlandOF: l’iniziativa del Teatro del Maggio nata con l’intento di raccontare l’opera in 140 caratteri e di condividerla sui social, a colpi di hashtag e con un linguaggio informale, in modo da avvicinare il grande pubblico al teatro. Il tutto «quasi sempre il giorno della prima, quello in cui era possibile respirare l’eccitazione, l’emozione e la tensione del regista e degli attori che andavano ad esibirsi per la prima volta, con quello spettacolo, sul palco – racconta Stefano -. Il mio lavoro consisteva nel commentare in tempo reale su Twitter quello che succedeva in scena e sono passato dal farlo in maniera forbita a paragonare ciò che vedevo a situazioni più attuali, come la serie Trono di spade, o più reali, come i litigi tra miei amici». Da lì l’input per realizzare il suo progetto fotografico, grazie alla possibiltà non solo di assistere agli spettacoli dal palco, ma anche di «spiare ciò che avveniva nei camerini. Appena entrato nel backstage mi sono reso conto della potenza visuale che le foto avrebbero avuto- continua Stefano -. Mi trovavo in mezzo a sale e corridoi di un futuristico bianco glaciale, in mezzo ad attori e cantanti vestiti, spesso, con abiti di scena del secolo scorso. Un contrasto incredibilmente forte».

 

 


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